In occasione della Tombolata Socio-Culturale tenutasi il 29 dicembre al Centro Culturale Aldo Moro di San Salvo, abbiamo arricchito l’evento con la realizzazione di una silent-talk.
A questo scopo ci siamo addentrati nei vari strati del nostro sapere, attingendo a libri, documentari, brani musicali, film, ciascuno muovendosi e lasciandosi guidare dai propri interessi e inclinazioni.
Abbiamo poi dato ordine e forma a dati e informazioni raccolti, proponendo opinioni e diverse prospettive con cui confrontarsi su 5 macro temi: la società del dolore, il genere, l’antispecismo, il Kurdistan, il fast-fashion. Abbiamo offerto, così, oltre a deliziose veganerie, briciole di conoscenza.
È, ora, nostro dovere rendere fertile tale materiale, pertanto abbiamo deciso di pubblicarlo in forma di articoli, coltivando la speranza che possa trovare l’interesse di occhi curiosi e bramosi di apprendere.
“La società senza dolore” è un saggio che, brillantemente e con puntuali citazioni e analisi di testi precedenti, e ponendo un forte accento su una profonda critica al neoliberismo, rivoluziona il modo con cui la maggior parte di noi si rapporta al dolore. Ci ricorda di una concezione dello stesso ormai perduta nell’era moderna, dimostrando come esso non sia un qualcosa di totalmente negativo, quanto una parte costitutiva fondamentale del nostro essere che mira a farci ottenere una comprensione del mondo e di quello che ci circonda, in rapporto con “l’Altro” e con sé stessi.
Algofobia
Per definizione, “terrore generalizzato della sofferenza, ha come conseguenza un’anestesia permanente; l’evitare ogni circostanza dolorosa, di qualsiasi livello, considerandola sempre come negatività da eliminare”. L’atteggiamento di rifiuto nei confronti del dolore va a formare una sorta di “zona di comfort” nella nostra mente, che limita la libertà e l’esperienza reale del vivere.
“L’algofobia è alla base del <<persistere nelle stesse forme>>”, o <<perpetuazione dell’Uguale>> in quanto Han ci spiega che le contingenze riescono a interrompere il loop invariabile della nostra quotidianità, data dal culto di una psicologia “positiva” che tende invece a trattare il dolore come qualcosa di estremamente pericoloso per la nostra salute psico-fisica.
Covid-19
L’autore descrive l’esperienza della pandemia come un esempio del nostro comportamento impaurito e traumatizzato davanti a una fonte di “negatività”, quale la sofferenza.
“Il dolore è realtà”, dice Han, possiamo renderci conto del nostro Io e vivere il nostro Io solo grazie al Dolore, per questa ragione l’autore ci spiega quanto il virus abbia restituito la realtà a causa dell’acuire della percezione di sé che porta il dolore di una malattia.
La critica sociale avanzata da Han si basa sulla mancanza di una vera e propria cultura del dolore nella società contemporanea, che, a causa dei continui rimedi messi in atto per scacciare forme determinate e indeterminate di sofferenza, tendiamo sempre di più a rifuggire.
Siamo una società anestetizzata, che non riesce più a percepire la realtà a causa proprio della nostra resistenza al dolore.
“L’anestesia permanente nella società palliativa derealizza il mondo”, scrive Han rifacendosi a un concetto di vera e propria vita anestetizzata e palliativa nei confronti di qualcosa che ci donerebbe un pizzico di realtà nelle nostre vite.Inoltre, Han individua proprio nel sistema neoliberista una “coazione alla felicità” in forma di “capitale positivo” che tende ad eliminare il dolore quanto più possibile, in vista di garantire “un’ininterrotta capacità di prestazione”.
Per approfondire il tema presentato, e per una maggiore comprensione del libro, consigliamo la lettura dei seguenti testi:
- Ernst Junger – Sul dolore: B. C. Han apre il primo capitolo del libro con una citazione di Junger: “Dimmi il tuo rapporto col dolore e ti dirò chi sei”. Qui J.vuole dire che il modo in cui si affronta il dolore definisce l’individuo. Egli definisce il dolore come Chiave, per poter superare il nichilismo e rivelare dimensioni profonde dell’essere umano.
- Riflessioni sul Dolore – Umberto Eco: Eco ripercorre, in un viaggio tra filosofia, poesia, arte, la concezione di dolore nei secoli, sottolineandone l’intenso rapporto, in molte culture, con la conoscenza, che che pone come formidabile antidoto alla sofferenza umana
- F. Nietzsche – “Così parlò Zarathustra”: Nel capitolo “La Dialettica del dolore”, Han analizza il concetto Nietzschiano di “trasvalutazione dei valori”, riconducendola al dolore, Nietzsche stesso in diverse sue opere ribadisce la funzionalità costruttiva e risanante dello stesso.
- B. C. Han – “La società della stanchezza”, “Psicopolitica”: Come in quasi tutti i testi di Han le tematiche si intersecano tra loro; egli individua le cause più profonde del disagio dell’uomo contemporaneo nella società neoliberista, caratterizzata da prestazione, competizione e, appunto, allontanamento di ogni elemento negativo. Essa in modo subdolo e impercettibile plasma la nostra psiche verso l’inseguimento di un modello non più imposto ma interiorizzato.
Film che consigliamo sul tema del dolore:
- Detachment – Tony Kaye: Un insegnante, supplente di letteratura viene inviato in una degradata scuola di periferia: tormentato da un dolore antico e insopprimibile, la vicenda si svolge tra l’affetto per una prostituta-bambina che accoglie in casa sua e la sua vita lavorativa, dove viene a contatto con allievi quali Meredith, una ragazza sensibile ma in difficoltà. Il film analizza l’esperienza umana di chi è costretto ai margini di una società.
- Melancholia – Lars von Trier: le protagoniste sono due sorelle, Justine e Claire. Justine viene aiutata dalla sorella in una profonda depressione, sullo sfondo di un’apocalisse globale per l’imminente collisione con il pianeta Melancholia, quest’ultima utilizzata come metafora per rappresentare la distruzione interna dell’uomo.
- Aftersun – Charlotte Wells: un film d’impatto e con un’intensa risonanza emotiva che invita a riflettere su una forma di dolore legato all’abbandono o alla perdita di una persona cara, basandosi su un concetto di nostalgia evocativa. Callum, padre di Sophie, organizza un viaggio in Turchia in cui trascorreranno del tempo insieme tra giochi, emozioni e esperienze nuove. Riescono a crearsi un’oasi di tranquillità che viene ripresa costantemente dalla videocamera di Sophie, anche se qualcosa rimane sempre fuori dall’inquadratura: una tristezza nascosta, uno sguardo sofferente.
- Film Blu – Krzysztof Kieslowski: questo film fa parte di una trilogia che il regista polacco dedica alla bandiera francese nei suoi significati di Libertà, Uguaglianza e Fraternità. La protagonista, Julie, dopo aver perso il marito e la figlia in un incidente d’auto, si trova, attraverso il suo dolore, in un processo di totale rinnovamento della sua esistenza, rappresentando la Libertà nelle sue sfaccettature. La pellicola è ricca di simbologie ed è caratterizzata dalla ricerca degli aspetti più profondi del destino e del caso, attraverso un’analisi introspettiva e l’elaborazione di un trauma come quello di Julie.
Consigli musicali sul tema:
- Mamalian Sighing Reflex – Wilbur Soot: questo album è un riferimento al fenomeno noto come Riflesso di Immersione dei Mammiferi, che si verifica quando un mammifero ignora una risposta corporea mentre sta annegando. Il titolo riflette pienamente il contenuto, colmo di emozioni crude, soprattutto dolore, depressione e stanchezza. Questo album è doloroso, a tratti ruvido, quasi stridente, caotico e distorto al punto da essere inconsapevole, eppure a tratti riesce a essere ridotto alle sue componenti principali: una chitarra e un sentimento. Per un’analisi più approfondita delle tematiche dell’album e teorie a riguardo vi lasciamo qui un pdf utile.
- Far finta di essere sani – Giorgio Gaber: già dagli anni ’70, Giorgio Gaber e Sandro Luporini (paroliere) avevano individuato il disagio dell’uomo moderno, e della sua spasmodica ricerca della felicità, attraverso i mezzi di una società consumistica che gli impone di comprare e consumare, creando il più possibile un’immagine positiva di sé nel contesto sociale, tentativo che finisce invece per trasportarlo in una sorda sofferenza. In questo disco Gaber affronta tra le altre cose il distacco tra corpo e mente (“L’elastico”), l’incapacità dell’uomo moderno di agire, sentire, amare davvero (“L’impotenza”); affronta in generale una pungente e ironica critica delle contraddizioni della sua società. Per approfondire sull’opera di Gaber consigliamo il libro di Sandro Luporini: “Vi racconto Gaber”.
- Era l’inizio – EMMA: in “Era l’inizio”, terzo di una trilogia di album, iniziata nel 2023, EMMA porta l’ascoltatore nell’epicentro del suo terremoto interiore; con le sue produzioni, tra esplosioni di suono, singhiozzi digitali e richiami hyperpop, tesse un intricato labirinto sonoro, e ci trasporta dentro la sua stanza a Milano, luogo dove passa la maggior parte del suo tempo, e in cui trova la “dimensione perfetta per creare e crearsi” (intervista per Rolling Stones), ma che diviene per lui anche un luogo di crescita e confronto con sé stesso. Pur essendo estremamente personali, i brani di Emma sono lo specchio di un’intera generazione e del dolore che si porta dentro.
– Luca Barbati, Lorenzo Del Monte

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